Università Cattolica del Sacro Cuore

Cosa chiede la famiglia

Il Patto civile di solidarietà votato dal parlamento francese garantisce alle coppie di fatto - etero e omosessuali - uno statuto che le avvicina per molti versi alla famiglia fondata sul matrimonio in termini di riconoscimenti giuridici fiscali e sociali.  A leggerlo vien da dire con La Rochefoucauld che ancora una volta «l´ipocrisia è un omaggio alla virtù». Proprio quelli che hanno sempre sparato contro la famiglia, vantato la libertà contro gli obblighi, le passioni contro le regole non sanno far di meglio che immaginare per la propria vita una brutta coppia della famiglia più tradizionale. E già si dice che in futuro la si vorrebbe imitare ancor di più permettendo l´adozione dei bambini anche alle coppie unite dal Pacs. 

Sono dunque i suoi critici più accesi quelli che dichiarano l´importanza e la rivelanza della famiglia in quanto istituzione per vivere bene. E la famiglia sembra buona per loro proprio perché è una istituzione, perché dà forma stabile a un progetto di vita in comune. Per il fatto cioè che non si risolve nel sentimento e negli interessi contingenti, e che impone non solo dei diritti ma soprattutto degli obblighi nel tempo, ovvero dei limiti alla piena libertà degli individui e pretende che questi siano pubblici e pubblicamente riconosciuti.

Potremmo insomma dire che sono i sostenitori stessi del Pacs a volere la famiglia sempre più tutelata e favorita. Prenda nota il legislatore.  E però perché la società nel suo complesso e nella nostra storia ha sempre privilegiato in mille modi questa società, la famiglia intendo, tra tutte? Perché la coppia nella nostra cultura e non qualunque altra configurazione? E perché la coppia eterosessuale? Perché pari impegno giuridico ed istituzionale non c´è mai stato per una coppia di amici? Evidentemente perché la famiglia non è soltanto la coppia e perché la società garantisce la propria speciale protezione alla prima non solo nell´interesse dei suoi membri ma per una qualche specificità di questo esser coppia istituzionalizzata rispetto a ogni altra. E, gira e rigira, la specificità della coppia che si fa famiglia è di essere strutturalmente adatta ad offrire le migliori condizioni per la riproduzione e conservazione della società stessa, cioè per la procreazione e l´allevamento dei cuccioli.  E dopo una lunga stagione di studi e rivendicazioni del femminile e del femminismo come altro dal maschile, d´un suo fondamento addirittura nelle caratteristiche biologiche dell´esser donna, non si vorrà sostenere che una coppia omosessuale è uguale nelle sue dinamiche a una eterosessuale.

Spero che tutte le studiose già femministe, a cominciare dalla ministra Laura Balbo, sia che propendano per una complementarietà fra il maschile e il femminile, sia che invece neghino addirittura tale possibilità, non mi lascino solo a questo punto, e non ritrattino le loro antiche convinzioni e spiegazioni.  In altre parole, qui non è affare di libertà e di diritti del´individuo. Da questo punto di vista al massimo si arriva alla coppia, non alla famiglia. Da assumere per spiegare la famiglia è il punto di vista opposto: quello della società che norma e limita la libertà dei singoli per un fine che va oltre loro stessi, per un impegno che va oltre il loro essere una possibile coppia, e si concretizza nella tutela delle future generazioni.  Il Pacs in questa prospettiva non ha e non può avere nulla a che fare con la famiglia, né può evolvere in questo senso. Riguarda un altro ambito, quello della assistenza e previdenza; e in questa ottica potrebbe addirittura riuscire utile una volta fosse liberato dalle ambiguità e confusioni che vi sono state inscritte dal suo impossibile inseguire la famiglia.  Facciamo un esempio. Andiamo verso una società di anziani. Perché non pensare a forme di assistenza con o senza convivenza che siano giuridicamente privilegiate per coloro, due o più evidentemente che si impegnino a darsi un aiuto reciproco? Insomma lasciamo alla famiglia quel che è della famiglia, e cerchiamo per la solidarietà il tanto che pure essa può fare.


15/10/1999