Università Cattolica del Sacro Cuore

Esami truccati un´epidemia di illegalità

Prima lo scandalo a Catanzaro delle prove dettate all´esame per diventare avvocati, poi a Latina la scoperta che si potevano comprare secondo apposito tariffario gli esami per entrare in ruolo nelle scuole. L´estate 2000 sembra avviata a scoperchiare le pentole del diavolo dove si cucinano i concorsi pubblici. Perché non so se ci si fermerà qui. A me è capitato casualmente di sentire raccontare questa altra storia. Saremmo dalle parti di Napoli. È in corso la prova di traduzione dal latino dell´ultimo concorso per l´entrata in ruolo nelle scuole superiori.

A un certo punto uno dei commissari scopre che alcuni dei candidati hanno in mano i libretti con la traduzione interlineare del brano. Che fa allora? Non li sequestra, ma mette ugualmente pari tutti con mossa geniale: detta infatti lui la traduzione all´intera aula! La storia non manca di lati oscuri: come facevano quei tali a conoscere preventivamente autore e opera prescelti? O invece l´annuncio della scoperta dei libretti serviva solo a salvare qualcuno asino rendendolo indistinguibile nella massa? Chissà, o magari, e peggio ancora, davvero quel commissario era in buona fede e pensava col suo comportamento di far giustizia, alla faccia di tutti quelli che altrove la traduzione se la stavano sudando. Sia come sia, e sia vera davvero, una simile storia dimostra comunque che il malessere intorno all´istituto del concorso e dell´esame pubblico sta crescendo e se si manifesta più al Sud che al Nord, è anche vero che a Catanzaro c´erano battaglioni di bravi settentrionali pronti a profittare dell´opportunità.  E questo è il primo dato preoccupante.

La disponibilità generale a profittare dell´illegalità, la ricerca di una propria riuscita senza nessuno scrupolo morale, l´irrisione pratica dei princìpi, la giustizia, il merito, l´impegno, cui si porgeranno poi ipocriti omaggi nella propria attività professionale. Lassismo e corruzione non li abbiamo inventati noi, ma spaventa la dimensione di massa che sembrano prendere con quel loro derubricarsi sociale da trasgressione a furbata, da disonestà a saper vivere.  E però fermarsi a queste malinconiche osservazioni non basta, così come consolarsi pensando che si tratti di eccezioni.

Al fondo il problema infatti è quello della crisi del rapporto fra Stato e società, ovvero della autorevolezza del primo nei confronti della seconda, della legittimazione per consenso del potere sovrano che lo Stato detiene e che la società sembra sempre più negargli. Un esame come quello per diventare procuratore che si vorrebbe eguale per tutti, e capace di garantire il merito, il quale dà risultati di sconcertante disparità fra il 14% di promossi delle sedi più severe e il quasi 100% di altre nega le sue premesse, da garanzia diventa arbitrio, istiga oggettivamente a comportamenti scorretti. E questo è il secondo dato preoccupante. Anche perché la soluzione avanzata dal ministro di concentrare in 3 o 4 sedi l´esame corre il rischio di collassare per elefantiasi e casualità, e sotto la protesta per tempi lunghissimi imposti a persone che rimarrebbero sospese per anni e anni in un limbo di sfruttamento e sottopaga come spessissimo i praticanti negli studi d´avvocato. 

Già al principio di questo secolo un grande giurista come Santi Romano trovava che il difetto dello Stato moderno è di essere troppo semplice e, aggiungerei, privo di fantasia e umiltà istituzionale. Possibile che l´esame nazionale sia l´unico e assoluto strumento per provare le capacità? Altrove nemmeno c´è un esame per diventare avvocato. Dopo la laurea si esercita. Ma là, in Spagna, l´esame c´è, e durissimo, invece per reclutare direttamente i superburocrati. E da noi, quello per l´abilitazione alla professione medica è poco più di una formalità, visto che lo passano praticamente tutti. Ancora, nell´università a quello nazionale si è da poco rinunciato. Il sistema attuale cerca di combinare il rispetto per gli indirizzi culturali delle diverse facoltà con l´imparzialità di un giudizio emesso da una commissione scelta nazionalmente.

Forse anche per le scuole si potrebbe pensare a un sistema simile, mentre gli esami per l´accesso alle libere professioni coinvolgono il problema del ruolo e funzione dei diversi Ordini, e dell´uso da parte loro dell´autorità statale come garanzia o privilegio.  Difendiamo il diritto degli onesti a non farsi sopraffare dai furbi o corrotti ma fornendo loro non solo l´aiuto dei carabinieri quanto quello di nuove regole e innovative pratiche, al fondo ridisegnando radicalmente i rapporti fra poteri pubblici e responsabilità sociali e collettive.


30/07/2000