Università Cattolica del Sacro Cuore

Il triste spettacolo di una fede che ha perso le ragioni

E così l´arcivescovo Milingo con la stravagante scelta di partecipare come uno degli sposi ai matrimoni di massa organizzati dal cosiddetto reverendo Moon fra persone che nemmeno si conoscono, ha deciso di abbandonare la chiesa, di rinnegare - per dir la parola inevitabile - la sua veste e la fede in cui ha detto di credere per tanti anni. Così in realtà a far pena è proprio lui, un uomo anziano, patetico nel vestito di cerimonia con il quale si offre alle telecamere in posa, disposto a farsi usare come il più pregiato trofeo per il fautore di un confuso sincretismo religioso.  

È vero, dai giornali si apprende ora che Moon aveva saputo attirare a sé anche un ex vicepresidente degli Stati Uniti, Dan Quayle, ma un arcivescovo cattolico vale senza dubbio di più, per una setta, di qualunque politico. E a Moon deve importare poco che si tratti di un uomo verso il quale la chiesa, e quella italiana in particolar modo, avevano manifestato da molto tempo grandissima cautela e diffidenza.  

Anche perché alle prese di distanza di cardinali e vescovi si era accompagnata pure la fiducia di tanti seguaci, gente che in lui riteneva di aver trovato un maestro, che attraverso di lui riteneva di poter esprimere la propria fede.  

Ed è questo, io credo, il dato più triste dell´intera vicenda. La delusione per quello che a tutti loro deve apparire come un tradimento della fiducia umana in lui riposta quale sicura guida spirituale. Sarebbe facile mettersi a giudicare, sarebbe facile, e certo non sbagliato, dire loro che la fede non serve a risolvere i problemi, non è un´alternativa agli ansiolitici, non si risolve nei miracoli, non è una bacchetta magica contro il dolore e la sofferenza della vita, che è piuttosto risposta a una richiesta amorevole di Dio a mutare sè stessi, e a confidare in un progetto che va oltre questa vita, che non può essere solo entusiasmo e sentimento quanto compimento dell´ umanità intera, ragione compresa.  

Sarebbe facile, non sbagliato ma anche troppo poco. Ci sono tanti modi diversi di vivere la fede, di credere. E la chiesa lo ha sempre riconosciuto. Sono santi tanto il teologo e filosofo Tommaso d´Aquino quanto l´illetterato padre Pio, addirittura dottore della chiesa è una Santa Caterina da Siena la cui sapienza non era certo quella della grande cultura del suo tempo. E però ciò che unisce personalità così diverse è il fatto di aver voluto vivere la propria vocazione in comunione con la chiesa tutta, anche quando questo ha voluto dire sofferenza e sospetto per tanto tempo, è aver evitato la luciferina tentazione di pensarsi eccezionali, diversi dagli altri, e a loro superiori, come se si fosse divenuti depositari di un sovrappiù di verità rivelata solo a pochi.  

Non è il problema dell´obbedienza questo, quanto dell´incompatibilità radicale con un annuncio evangelico di vita nuova che non è mai esoterico o arcano, ma rivolto a tutti.

Per molto tempo la tentazione maggiore in questo senso è stata forse quella dell´orgoglio intellettuale entro il tempo di una chiesa la quale, dovendo confrontarsi con il razionalismo della cultura della modernità, ne poteva mimare in alcuni le pretese. E´ stato l´immaginare che la fede si risolvesse nello scintillio logico, o nella conoscenza riservata a pochi più illuminati.

Oggi, nella crisi di quella cultura, sembra essere piuttosto un´altra la forma assunta da quella presunzione di superiorità. La forma volutamente irrazionalista dell´entusiasmo, la ricerca del carisma, il desiderio di sentirsi umanamente vicini, come se la comunione della chiesa fosse un  fatto fisico, si manifestasse soprattutto nel sentirsi parte di una massa visibile che vibra all´unisono, nel compiacimento per una tutta psicologica, e provvisoria, e eccezionale, uscita da sé.  

Ma così si finisce ancora una volta per cercare d´appagare sè stessi, per dimenticare che la fede si vive essenzialmente nella quotidianità, soprattutto là dove fede significa confidare continuamente nella forza di Dio, piuttosto che nell´esaltazione straordinaria prodotta ogni volta dall´incontro con il Milingo di turno.


30/05/2001