Progetto WeCom – Generare comunità nella città diseguale
Generare comunità nella città diseguale
Persone, attori protagonisti, pratiche e welfare di prossimità
Le città contemporanee, sempre più attraversate da trasformazioni economiche, sociali e politiche globali, si presentano come spazi di forti contraddizioni: attrattive e respingenti, inclusive ed escludenti, capaci al tempo stesso di offrire opportunità e produrre nuove disuguaglianze. Milano, in particolare, si configura come laboratorio paradigmatico di tali tensioni.
Il progetto di ricerca esplora il “fare comunità” non come concetto astratto, ma come pratica viva e processuale: un insieme di esperienze di prossimità, condivisione e cura che emergono da attori diversi, istituzionali e non, e che ridisegnano quotidianamente i legami urbani.
Attraverso uno sguardo multidisciplinare, l’indagine si concentra sulle forme di welfare di prossimità – dalla co-produzione dei servizi territoriali alla vitalità delle iniziative dal basso – per comprendere come possano attivare processi di rigenerazione comunitaria, inclusione e partecipazione.
L’obiettivo è mostrare se e come queste pratiche possano generare ponti tra la “città visibile”, fatta di istituzioni e interventi strutturati, e la “città invisibile”, animata da legami spontanei e solidarietà diffuse.
Area Scientifica: scienze politiche e sociali; psicologia; economia e statistica
scienze mediche scienze agrarie e veterinarie scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche scienze psicologiche scienze giuridiche scienze economiche e statistiche scienze politiche e sociali
Responsabile scientifico: Prof.ssa Rosangela Lodigiani
Periodo di svolgimento della ricerca: 2025 - 2028
Sede: Milano
GENERARE COMUNITÀ NELLA CITTÀ DISEGUALE
Persone, attori protagonisti, pratiche e welfare di prossimità
Le città contemporanee appaiono oggi al centro di grandi processi di trasformazione economica, sociale e politica globale. Questo, da una parte, certamente genera nuovi problemi e nuove sfide a livello urbano, soprattutto in relazione alle diverse forme di disuguaglianza, esclusione sociale e povertà che paiono sempre più intensificarsi e radicalizzarsi. È in questo senso che diviene possibile parlare della configurazione di una vera e propria “città diseguale” che al tempo stesso attrae e respinge, include ed esclude, premia e punisce. Dall’altra parte, tuttavia, questo apre inedite possibilità di ripensare il paradigma urbano attraverso una prospettiva più sostenibile e inclusiva. Milano costituisce in tal senso un caso paradigmatico.
Entro una configurazione urbana siffatta, come rendere sostanziale il “diritto alla comunità” e insieme il “dovere di partecipare” come afferma la Dichiarazione universale, secondo possibilità e scelta aggiunge la Costituzione italiana?
Per rispondere a queste domande, il progetto di ricerca volge l’attenzione alle dinamiche del “fare comunità”, quest’ultima intesa non tanto in senso statico e reificato, quanto piuttosto in senso dinamico e processuale, quale concreto “effetto emergente” di una pluralità di pratiche di prossimità, condivisione e cura. È, infatti, quello di “comunità” un concetto caratterizzato da una definizione certamente non univoca e in molti casi ambivalente, la quale rischia sovente di scivolare verso i poli estremi del ripiegamento e della chiusura escludente oppure del dissolvimento libertario e nomadico. Ed è altresì per questo motivo che, a livello teorico, è decisivo porre l’attenzione sul “fare comunità” quale specifica logica d’azione, piuttosto che sulla “comunità” quale idealtipo a cui corrispondere.
Alla luce di questo scenario, il progetto di ricerca vuole concentrare l’attenzione sulle molteplici forme e pratiche del welfare di prossimità e, più in generale, del “fare comunità” presenti a livello urbano. Queste possono essere intese come effetto emergente di una pluralità di pratiche di prossimità, di condivisione e cura, formali e informali, dall’alto e dal basso. Numerose pratiche di welfare si sviluppano grazie ai servizi e agli interventi organizzati del welfare territoriale, sempre più orientati a operare secondo l’approccio della co-produzione e dunque grazie ai professionisti che costruiscono insieme ai beneficiari la risposta ai bisogni (la “città visibile”, nei termini di Michel de Certeau). Molte altre pratiche, tuttavia, nascono e si sviluppano “dal basso”, tramite forme diversificate di aggregazione e di ritessitura di legami di prossimità entro cui una pluralità di attori – al di fuori di ruoli professionali formali – sono attivatori e protagonisti di esperienze che ricostruiscono prossimità e partecipazione (la “città invisibile”).
Obiettivo generale del progetto di ricerca è, dunque, quello di indagare attraverso una pluralità di metodologie e di prospettive disciplinari le diverse forme e pratiche di welfare e di prossimità presenti a livello urbano, al fine di mostrare se e in che modo queste consentono di attivare processi di rigenerazione comunitaria, così come di inclusione e partecipazione, nonché di rintracciare se e come si possano gettare ponti tra la città visibile e la città invisibile.
- Obiettivi (/progetto/obiettivi)
- Definizione dei fondamenti teorici, epistemologici e metodologici per l’analisi dei processi di generazione di comunità (concetti-chiave: diritto alla comunità, partecipazione, prossimità, cura).
- Avanzamento della conoscenza delle dimensioni strutturali e processuali (disuguaglianza, vulnerabilità e povertà urbana; regolazione amministrativa …) che influiscono sulle condizioni della partecipazione e delle possibilità di contribuzione alla costruzione di comunità nel contesto metropolitano.
- Avanzamento della conoscenza sul rapporto “città visibile” e “città invisibile” utilizzando come campo di osservazione una porzione di territorio esplorato etnograficamente per comprendere protagonisti, meccanismi, possibilità di connessione tra formale e informale, risposte istituzionali e risposte della cittadinanza, dimensione istituente e dimensione istituita. Ciò, anche focalizzando l’attenzione sui professionisti del lavoro sociale e su quelli che possiamo chiamare “informal community agents”, raccogliendo loro storie professionali e di vita, studiandone le pratiche quotidiane di lavoro e azione sociale. L’obiettivo è quello di comprendere se e come concorrano alla costruzione di forme di welfare di prossimità e di inclusione a livello urbano capaci di legare insieme formale e informale, le risposte istituzionali con quelle che nascono dalla cittadinanza, la dimensione istituente e quella istituita.
- Indicazioni di policy in raccordo con i diversi stakeholder della ricerca (policy makers, rappresentanti della società civile; operatori del welfare di prossimità, Università…). In particolare, il progetto ha l’obiettivo di apprendere dalle pratiche analizzate a livello urbano e dalle storie dei professionisti impegnati nelle diverse forme di welfare di prossimità.
Dal punto di vista metodologico, il progetto prevede il ricorso a una molteplicità integrata di approcci disciplinari e di metodi di ricerca, secondo un approccio multi-metodo (e in alcuni WP mixed-method). Diverse tecniche di ricerca – qualitative e quantitative – saranno infatti utilizzate al fine di operare in sinergia per servire i diversi obiettivi di indagine (survey, studi di caso, interviste biografiche, analisi delle pratiche, etc.).
Il gruppo di ricerca è multidisciplinare e composto da ricercatori e ricercatrici di diversa esperienza e livelli carriera per favorire la crescita di giovani ricercatori e ricercatrici.
- 42 persone strutturate di 6 facoltà e a 8 centri di ricerca, esperti di 15 discipline scientifiche, organizzati in 25 sotto-gruppi di lavoro.
- Dottorandi/e «Sociologia, Organizzazioni, Culture» e «Social Work and Personal Social Services».
Ricercatori UCSC coinvolti (in ordine alfabetico):
Giulia ASSIRELLI
Gianpaolo BARBETTA
Elena CABIATI
Valentina CALCATERRA
Debora CALDIROLA
Marco CASELLI
Pasquale CERBO
Augusto COCORULLO
Ennio CODINI
Maddalena COLOMBO
Cecilia CORNAGGIA
Eleonora CRAPOLICCHIO
Silvia DONATO
Paolo GOMARASCA
Marco GRAZZI
Fabio INTROINI
Davide LAMPUGNANI
Rosangela LODIGIANI
Linda LOMBI
Carla LUNGHI
Giuseppe LUPO
Mauro MAGATTI
Cecilia MANZO
Monica MARTINELLI
Martino MAZZOLENI
Paolo MOLINARI
Massimiliano MONACI
Giuseppe MONACO
Emanuela MORA
Marisa MUSAIO
Eleonora NOIA
Cristina PASQUALINI
Nicoletta PAVESI
Luca PESENTI
Maria Luisa RAINERI
Veronica RINIOLO
Elena RIVA
Raffaela Gabriella RIZZO
Mariagrazia SANTAGATI
Erika UBERTI
Marta VISIOLI
Laura ZANFRINI
ADVISORY BOARD internazionale: 6 studiosi esperti di università straniere (UK, EL, DE, ES, FI, FR), con funzione consultiva:
John EADE (School of Humanities and Social Sciences – University of Roehampton, London)
Sofia DEDOTSI (Department of Social Work – University of West Attica, Athens)
Jörg DÜRRSCHMIDT (Istitute for Applied Research – University of Applied Science Ludwigsburg)
Emilio J. GOMEZ-CIRIANO (Facultad de Trabajo Social de Cuenca - Universidad de Castilla-La Mancha)
Meri KULMALA (Faculty of Social Sciences – University of Helsinki, Helsinki)
Francesca SIRNA (Centre Norbert Elias - CNRS Avignon Université Aix- Marseille Université)
Responsabile del progetto:
Rosangela Lodigiani rosangela.lodigiani@unicatt.it
Coordinatore ricerca sul campo:
Davide Lampugnani Davide.Lampugnani@unicatt.it